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E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente.

Certo che “fieramente mi si stringe il cuore” fa tutto un altro effetto di “Gesù, che ansia”. Non trovate?

Calma. Fermi tutti.

Tranquilli. Non ho nessuna intenzione di deprimervi, né di ammannire ai miei venticinque ansiosi lettori una tirata sulle preoccupazioni del tipo in questione a proposito di antichi e moderni, natura matrigna, gobba inguardabile e una certa Silvia che aveva di meglio da fare.

Fonte: biografieonline.it

Però, La sera del dì di festa è a tutti gli effetti una straordinaria poesia d’ansia. Ansia esistenziale, una specie alquanto nobile e tendenzialmente deprimente di ansia, ma pur sempre ansia.

Ciò che ci interessa è questo. Una domenica sera come stasera, circa 192 anni fa, Leopardi si è fatto prendere dalle sue ansie e le ha scritte.

L’ansia della domenica sera non è in fondo un fenomeno complesso. La domenica sera è il momento tipico in cui le ansie accumulate durante la settimana tendono a coagularsi e a pretendere attenzione. Il fenomeno comincia intorno alle quattro del pomeriggio, e si protrae – intensificandosi man mano – fino a raggiungere il suo acme nelle ore a cavallo della mezzanotte del lunedì.

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