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“Quei buchi nel passato causa di disagio profondo”. Corriere Salute di oggi apre con un approfondimento sulla memoria e le neuroscienze. L’articolo di nostro interesse, a pagina 39 del dossier a cura di Danilo Di Diodoro, spiega un’interessante connessione tra ansia, memoria, disturbo post-traumatico e depressione.

Uno dei passaggi più significativi comincia così:

Per molto tempo si è creduto che l’alterazione della funzione mnemonica fosse la conseguenza del Disturbo post-traumatico da stress, ma di recente diversi ricercatori stanno cambiando idea in proposito

In base a questa nuova ipotesi, sarebbe proprio il difetto della memoria – causato dall’evento traumatico – ad aprire la porta ad ansia e depressione:

Avanza l’ipotesi che per prima cosa potrebbe svilupparsi, proprio in seguito all’evento traumatico, il difetto della memoria, la difficoltà a ricordare attivamente; successivamente, a causa di questo difetto, fanno breccia nella mente l’ansia, l’irritabilità e i flashback non voluti.

L’articolo prosegue spiegando che i soggetti più rischio di ansia e depressione tendono a privilegiare la memoria generale a scapito della memoria specifica. La  prima è la memoria di eventi passati diluiti nel tempo (ad esempio, “le vacanze dell’estate scorsa”) o riferiti a una consuetudine ormai venuta meno (quella che in inglese si esprime con la forma verbale used to – ad esempio, “le vacanze che facevo con i miei amici”). La memoria specifica è invece la memoria di eventi passati ben delimitati da esatte coordinate spazio-temporali (espressa in inglese con il past simple: ad esempio, “il giorno della mia laurea”).

La genericità dei ricordi esporrebbe quindi all’ansia.

Una breve osservazione critica. L’articolo non spiega perché alcune persone sono più portate alla memoria generica e altre alla memoria specifica. Ma offre tra le righe un buon consiglio generale per evitare l’ansia: tenere bene a mente gli eventi positivi del proprio passato, ben individuati con luogo e data.

Qui il testo completo dell’articolo.

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