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Le breaking news hanno una struttura ansiogena: brevi, fulminanti, con poche spiegazioni. Spesso sono accompagnate da sigle musicali che ne aumentano la percezione apocalittica. Questo è un esempio tratto dalla CNN (fonte: Youtube.it)

A me succede spesso. Mi alzo la mattina e così, ancora prima di andare in bagno, accendo RaiNews e mi metto a leggere le notizie dell’ultim’ora (breaking news). I sottotitoli scorrono sotto la rassegna stampa di Corradino Mineo – una delle migliori per esattezza e completezza – e io mi vesto, mi lavo, preparo la roba, metto in borsa i mandarini per il fine pranzo.

Alla fine spengo la tv, esco e quasi inevitabilmente mi sento in ansia, perché mi rendo conto di non aver abbastanza approfondito pressoché tutte le notizie che ho appena sentito.

Lo stesso copione si ripete la sera, quando mi metto davanti al computer e – a volte in modo del tutto preterintenzionale – mi ritrovo sul sito dell’Ansa a chiedermi: ho davvero seguito tutto oggi? Ho “preso” tutto? (In genere, no).

Oggi una ricerca citata da Lettera43 ci dice che l’attenzione alle notizie è concentrata nelle prime ore del mattino e nelle ultime della sera, spesso tramite tablet. L’ansia da breaking news ci spinge a una ricerca incessante di nuovi aggiornamenti, a prezzo di un deficit di comprensione.

Ricordatevi. Possiamo collezionare sottotitoli, prendere appunti davanti a una rassegna stampa, abbonarci al servizio di notizie via sms del Nyt e smanettare sul tablet fino alle due di notte. Tanto, quando arriva la vera notizia-ansia, non ci siamo.

Per dire. Quando succedono cose come questa, io ero convinta di aver trovato una grande storia, la storia del giorno. Su cosa? Sulla neve nera nella città di Dostoevskij.

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