Tag

, , , , , , ,

Giornata splendida. Sole a picco, cielo intenso, mare trasparente. Una barca a motore per turisti a largo dell’isola di Ponza (quella della Paranza, per intenderci). Natura selvaggia, lo splendore della macchia mediterranea davanti ai nostri occhi, vacanza meravigliosa, chebellochebello tutti felici.

E questo tipo, quarant’anni o giù di lì, che al cellulare porta avanti questa conversazione: “Andrea. Mi senti? Andrea? No, non ti sento. Andrea? Mi senti? Io ti sento, tu mi senti? No ti dicevo no, Andrea, no, non ti sento. Tu mi senti? Ora ti sento. Sì. No. Sì, ti sento, tu mi senti? No, non ti sento [40 minuti dopo] No, no, no, ti sento, tu mi senti? Ti sentivo prima, ora non ti sento più, tu mi senti?”.

Abbiamo già parlato dell’ansia da cellulare su questo blog circa un mese fa, tentando di descrivere il dialogo surreale con la commessa di un negozio di telefonia.

Una delle principali fonti d'ansia dell'età contempora... Scusate, ho fretta, mi è arrivato un messaggio (Fonte: apple.com)

Una delle principali fonti d’ansia dell’età contempora… Scusate, ho da fare, mi è arrivato un messaggio (Fonte: apple.com)

Oggi La 27esima ora, il blog al femminile del Corriere della Sera, esce con un interessante articolo sulla Nomofobia, ovvero NOMObile-PHOne-phoBIA, ovvero paura patologica di non avere sempre e comunque la possibilità di usare il cellulare.

Due cose mi hanno colpito. La prima è la quantità di dati interessanti contenuta nel pezzo, come lo studio sulla Nomofobia apparso sull’Indian Journal of Community Medicine. La seconda cosa è il tenore dei commenti, che frequentemente vanno da “ho un cellulare ma non lo uso quasi mai” a “il mio è quasi sempre spento”.

Non so. Ho come la sensazione che tra chi nega di avere il problema ci sia l’anonimo interlocutore di Andrea.

O Andrea stesso.

Annunci