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Questo post è un Sos. Tre punti, tre linee, tre punti. La richiesta internazionale di soccorso arriva dal comodino dell’ansiosa autrice di questo blog, che da qualche tempo si vede caricato vieppiù di volumi e libercoli senza opportuno ricambio. Il poverino è stremato. La sua situazione è al momento la seguente:

Libri sul comodino

Il comodino dell’ansiosa autrice di questo blog: a sinistra la pila di libri da leggere, a destra quelli già letti.

Dopo aver parlato a suo tempo dell’ansia di scrivere poco, era inevitabile parlare anche dell’ansia di leggere poco. Possono essere causa del fenomeno non solo situazioni estreme come quella del disgraziato pezzo d’arredo qui mostrato, ma anche situazioni più sottili. Ad esempio: Non Riconoscere Più A Colpo D’Occhio Autori E Titoli Nei Supplementi Letterari. Rendersi Conto Di Leggere Più Supplementi Letterari Che Libri. Tornare In Libreria E Individuare Nel Contempo Il Libro Che Vorresti Leggere E Quello Che Hai Comprato l’Ultima Volta (E Che Non hai Nemmeno Iniziato).

Il segnale peggiore, comunque, è Il Segnalibro Rimasto Sempre A Pagina 41 O Giù Di Lì Che Sembra Domandarti “Beh, Che Intenzioni Hai?”.

La fenomenologia dell’ansia di leggere poco, come i miei venticinque ansiosi lettori avranno notato, è maldestramente ispirata al brano di Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979) in cui Italo Calvino descrive le categorie di libri che si incontrano in libreria, come ad esempio i “Libri Che Hai Sempre Fatto Finta D’Averli Letti Mentre Sarebbe Ora Ti Decidessi A Leggerli Davvero”. Che quando si ha l’ansia di leggere poco, sono davvero minacciosi: quasi quanto I Libri Che Hai Davvero Voglia Di Leggere, E Che Colpevolmente Stai Trascurando.

Daniel Pennac

Daniel Pennac, scrittore francese

Il tempo di leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere

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