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C’è una App per tutto, oggigiorno. Dalle razze di gatti alle ricette della pasta. Ne scarichiamo a centinaia, deliziati da una possibilità di scelta quasi infinita e spesso gratuita, ma finiamo per usarne solo una minima parte (come scrive Edoardo Segantini sul Corriere)Potevano mancare le AnsiaApp?

AnsiaApp

Lo schermo del cellulare dell’ansiosa autrice di questo blog, con le AnsiaApp in prima posizione.

Naturalmente no. Una breve ricerca ci ha fatto scoprire ben due applicazioni per l’ansia, di diversa impostazione e utilità: Informansia e Anx – iPsicologo.

InformansiaInformansia è strutturata come un gioco a quiz. I quiz sono divisi in tre aree: Lui, Lei, Lui&Lei. All’inizio del gioco, una volta inserito il tuo nome, compare la domanda “Sai gestire l’ansia? Gioca”. La prima domanda, ad esempio, è:

Quanta paura hai delle malattie?

A. Non sono una persona che si ammala.

B. Al minimo segnale mi rivolgo al medico

C. Pensare alle malattie mi crea ansia o angoscia

D. Quando mi capita di ammalarmi chiamo il mio medico

La app spiega a questo punto se il comportamento corrispondente alla risposta è giusto o sbagliato, e fornisce consigli. In ogni momento è possibile ricorrere all’esperto tramite una segnalazione interna.

Lati positivi. Bella l’idea del gioco a quiz, ampia la varietà di quesiti proposti, grafica semplice e rilassante.

Lati negativi. Domande e consigli spesso banali, scarsa facilità d’uso. Molto spesso la app si impalla, specie tra domande e risposte, e bisogna ricominciare dall’inizio.

Anx - iPsicologoAnx- iPsicologo è invece un vero e proprio percorso di conoscenza e analisi sull’ansia, con giochi e compiti interattivi che bisogna completare per andare avanti. Ne esiste anche una versione per la depressione. Divisa in nove parti, richiede all’utente un ruolo attivo.

Ad esempio, il primo esercizio recita così: “Provi a pensare ad una situazione successa recentemente in cui ha provato una forte emozione negativa, disagio o malessere. La situazione può essere rappresentata da un evento esterno, ma anche da uno interno, come un ricordo, una fantasia o una sensazione fisica. Può descrivermela?”.

Descritto l’evento, lo psicologo virtuale chiede: “Va bene, e ora provi a concentrarsi sui pensieri che ha avuto in quel momento. Cosa le è passato per la mente?”.

Domande del genere vengono rivolte anche per le emozioni e i comportamenti legati alla circostanza descritta.

Lati positivi. App strutturata con metodo, ben organizzata, ricca di contenuti.

Lati negativi. Scarsa flessibilità. Alla lunga risulta ripetitiva, e tende a prendersi troppo sul serio.

Bilancio finale. App simpatiche, da avere entrambe. Una per rilassarsi e scoprire qualcosa in più della propria personalità, l’altra per documentarsi e sfogarsi… Lo psicologo virtuale non si stanca mai!

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