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Fuori c’è il sole e fa caldo? Sul web si cercano poche informazioni sui disturbi mentali. Fuori nevica e fa freddo? Parole come “depressione”, “anoressia” e – ovviamente – “ansia” vengono googlate alla grande.

Primavera

La ricorrenza stagionale dei disturbi mentali è ben nota. L’Ansiosa autrice di questo blog, con questa foto da lei scattata, spera di gratificare i suoi lettori mostrando il lato positivo della questione

Siamo tutti metereopatici, chi più chi meno – del resto siamo tutti ansiosi, chi più chi meno. Ma stando a uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine, esiste una vera e propria “Stagionalità nella ricerca di informazioni sulla salute mentale su Google” (qui il link all’articolo). I ricercatori che fanno capo alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora hanno documentato l’esistenza di un picco invernale e di un calo estivo nelle ricerche online dei termini “Adhd” (sigla della Sindrome da deficit di attenzione e iperattività), “anxiety”, “anorexia”, “bulimia”, “depression”, “ocd” (sigla del Disturbo ossessivo-compulsivo) e “suicide”. Lo studio ha monitorato le interrogazioni del motore di ricerca negli Stati Uniti e in Australia dal 2006 al 2010.

I risultati? D’inverno gli americani ricorrono a Google per documentarsi sui disturbi mentali il 14 per cento in più di quanto fanno in estate. Per gli australiani, la differenza è dell’11 per cento. Ma il dato curioso riguarda le differenze stagionali dei singoli disturbi. Anxiety è il termine che registra il gap minore tra agosto e gennaio: solo 7 per cento di differenza negli Usa e 15 in Australia (dato quest’ultimo superiore alla media, forse perché l’estate australiana coincide con la stagione delle piogge).

Come a dire, un bel sole e un cielo azzurro aiutano a combattere l’ansia. Ma un vero ansioso è ansioso tutto l’anno…

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