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“Il panico quotidano” è il quarto romanzo dell’autore torinese classe 1973, dopo “Mia sorella è una foca monaca” (Fazi 2009), “Sette piccoli sospetti” (Fazi 2010) e “La sfuriata di Bet” (Einaudi 2011)

Christian Frascella, 27 anni, lavora alla catena di montaggio della Fiat. La notte del 27 gennaio 2001, mentre è alla «trancia» (una macchina per fare i buchi alle lamiere per automobili), ha un attacco di panico e perde conoscenza. È solo il primo di una serie di episodi di ansia patologica che finiscono per inghiottire la vita di Christian: l’amicizia con i colleghi (peraltro blanda), la stesura di un romanzo (peraltro mai iniziata con convinzione), la relazione e la convivenza con la coetanea Lucia (peraltro già in crisi).

Una serie di terapie farmacologiche, talora intraprese con inconsapevolezza, talora con entusiasmo, non portano a nessun risultato. Il protagonista si chiude in casa, passando il tempo a gestire la mutua, guardare film, prendere medicinali e mangiare pasta al burro.

Adesso aveva di nuovo fame. Voleva ricominciare a mangiarmi, l’ansia. Un paio di morsi per assaggiarmi, all’inizio. E poi fauci spalancate per azzannarmi in un unico boccone. Ero diventato il suo pasto quotidiano. Tre volte al giorno, più qualche spuntino

C’è qualcosa di disturbante e di profondamente autentico, in questa «autobiografia dell’ansia». AnsiaNews, come i miei venticinque ansiosi lettori sanno, è un blog che prende in giro le normali ansie quotidiane. Ma Il panico quotidiano di Frascella è tutto tranne che normale: è il panico patologico, divorante, che impedisce qualunque normalità. Più si procede nella lettura più aumenta il disagio, più l’ansia del (e per) il protagonista cresce e meno è facile interrompersi. Voltata l’ultima pagina – dopo il terrificante monologo finale – è impossibile non sentirsi inquieti.

Anche se il libro finirà probabilmente sul ripiano più alto della libreria, anche se difficilmente proveremo il desiderio di rileggerlo, non possiamo che ringraziare l’autore per la sua lucidità d’analisi, per il suo stile cinico, per la sua coraggiosa risalita dall’abisso.

Friedrich Nietzsche

Friedrich Nietzsche (1844-1900)

E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te

 

 

 

Christian Frascella, Il panico quotidiano, Torino, Einaudi 2013, pp. 208, 17 euro

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