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Sentiamo la sigla e comincia la gratificazione. Un nuovo episodio, bello, fragrante quasi. Non sappiamo cosa succederà, ma ci sembra che vada tutto bene, perché stiamo per avere le risposte alle nostre alquanto pressanti domande: Miranda e Steve si rimetteranno insieme? Charlotte riuscirà ad avere il bambino? E soprattutto, come diavolo fa Carrie a stare con quell’arrogante di Jack?

Veniamo assorbiti dall’episodio. Le trame pregresse le sappiamo a memoria, tutto ci viene in mente al momento opportuno. Perdiamo la nozione del tempo, finché… L’episodio finisce, e le nostre pressanti domande sono ancora tutte lì.

Una delle migliori descrizioni dell’ansia da serie tv si trova in un romanzo di cui abbiamo già parlato, Misery di Stephen King. A un certo punto Annie e Paul, i due protagonisti, discutono sui meccanismi narrativi alla base di una serie chiamata “Rocket Man”. E Paul dice di Annie:

Credi veramente che Annie, avute le pizze con tutte le puntate della serie, se le sarebbe sbobinate una per una, magari una volta alla settimana? No davvero! Se le sarebbe guardate tutte e dodici, fino a farsi lacrimare gli occhi, fino alle quattro del mattino!

 

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