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Ci sono le telefonate. «L’hai sentito? Dov’eri? Tutto bene?». Uno le riceve e il suo primo pensiero dovrebbe essere di essere fortunato a poter ricevere telefonate. Dovremmo sentirci tutti fortunati a poterlo scrivere su Facebook, a twittarlo, a whatsappare gli amici: «Ehi, l’hai sentito il terremoto?».

Terremoto_Emilia

Gente in strada a Mondena (Foto ANSA/ELISABETTA BARACCHI).

L’ansia da terremoto è una delle peggiori. Ti prende all’improvviso ed è già diventata panico. Non appena i muri smettono di tremare comincia a squillare il telefono. E l’ansia è di nuovo lì, per restare con te – nel peggiore dei casi – molti mesi ancora.

Il terremoto di oggi aveva una magnitudo di 5,2 gradi della scala Richter. La scala Richter misura la forza sprigionata dalla scossa nel suo punto di origine al di sotto della crosta terrestre, ovvero nell’ipocentro. Il massimo è 9, che significa qualcosa come “fine del mondo”. Tra 5 e 5,9 la definizione è «Tutti lo sentono; molte fessurazioni sulle mura; crollo parziale o totale di poche case; alcuni morti e feriti».

Alle cinque del pomeriggio si contano un uomo colto da infarto e tre contusi (qui il liveblog del Tirreno).

Se invece andiamo a vedere i danni causati dal sisma magnitudo 5,2 significa che siamo tra il V e il VI grado della scala Mercalli, ovvero tra l’etichetta standard di “forte” e “molto forte”. Caratteristica comune dei due gradi è che il terremoto «viene avvertito da tutti».

Tranne dall’Ansiosa autrice di questo blog, tipico rappresentante di quella precisa categoria di persone che quando scrivono non si accorgerebbero del crollo del soffitto. E che quando rispondono alla tipica chiamata ansiosa post-scossa cadono dalle nuvole: «Terremoto? Quale terremoto?».

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