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Second-life

Vignetta tratta da nowsourcing.com

Da un giro in autobus all’aperitivo al bar, da una festa allo shopping, passando dalla conversazione con uno sconosciuto durante la visita a una galleria d’arte. Più di cento scenari virtuali – creati da ricercatori specializzati – in cui l’ansioso può “allenarsi” alla vita quotidiana.

È il risultato di una ricerca dell’Università dell’East Anglia di Norwich, Regno Unito, pubblicata sulla rivista Cyberpsychology, Behaviour and Social Networking.

Come funziona l’esperimento? La persona che soffre di ansia sociale viene ripresa da una telecamera collegata a un computer, che inserisce il soggetto in un contesto virtuale appositamente programmato. Grazie a un grande schermo l’ansioso vede se stesso – come in un film – al tavolino di un bar, in un negozio o a un party. Qui è libero di interagire con i personaggi virtuali.

L’esperienza ricorda vagamente Second Life, il mondo virtuale che permetteva di crearsi un avatar e di entrare in contatto con altri giocatori. Un fenomeno che prima dell’avvento di Facebook andava per la maggiore.

Nella ricerca di Norwich, tuttavia, il paziente non ha la possibilità di trincerarsi dietro una falsa identità. È solo con le sue ansie di fronte a una realtà che sarà pure virtuale, ma riproduce fedelmente tutte le situazioni che lo mettono a disagio.

L’obiettivo della ricerca era vedere se la pratica di situazioni sociali poteva aiutare a superare l’ansia. Tra i comportamenti da allenare, riuscire a mantenere il contatto visivo e il discorso con l’interlocutore. Ha funzionato?

Uno dei partecipanti ha riferito che la sua sicurezza nell’andare al pub per una serata con amici è aumentata dopo l’esperimento, passando dal 30 al 50 per cento. Ma un altro si è trovato a disagio sullo schermo, e ha definito «strana» l’intera esperienza.

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