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Adesso che la Casa Reale inglese ha il suo nuovo giovin signore, ci si chiede se l’attenzione dei media per il parto della Duchessa di Cambridge non sia stata un po’, diciamo, ecco, per così dire, invadente. Per non dire un po’ ansiogena.

Royal Baby

Kate, William e il principino all’uscita dell’ospedale (foto: Ansa)

Nella giornata di ieri i tweet collegati all’inizio del travaglio di Kate hanno raggiunto vette di 23.500 cinguettii al minuto. Solo un decimo di quelli che diedero la notizia del secondo mandato di Obama (ne abbiamo parlato qui), ma molti di più di quelli sul Papa a Rio per la Giornata mondiale della gioventù.

L’iniziativa mediatica che più ha colpito l’Ansiosa autrice di AnsiaNews è stata però l’uso diffuso dei live blog. Andiamo a spiegare.

Cos’è un live blog? Un live blog, o blog in tempo reale, è una via di mezzo tra un blog aggiornato ogni pochi minuti e Twitter. In soldoni: la testata online che decide di seguire un evento con un live blog apre una sua pagina web che viene aggiornata da uno o più autori con testo, video, foto o grafiche illustrative. Gli aggiornamenti più recenti soppiantano i più vecchi, così che piano piano si viene a costruire un “rullo” di micro-notizie sullo stesso argomento. La struttura di un live blog lo rende particolarmente adatto per seguire eventi di largo respiro come lo scrutinio post-elettorale, una gara sportiva o… il parto di Kate Middleton.

Diretta da St. Mary’s per l’occasione. La nascita imminente del Royal Baby ha scatenato i live blog. Un’ora dopo il tweet ufficiale di Clarence House erano già online i live blog dell’Huffington Post, del The Daily Beast e del Guardian. Poco dopo ha preso il via anche quello del Telegraph. Tempo altre due ore e le telecamere di tutto il mondo hanno iniziato la diretta streaming sulla porta dell’ospedale St. Mary’s, dove era ricoverata la partoriente. L’immagine in tempo reale dell’ingresso della clinica – ribattezzata Royal Baby Watch o Royal Baby Monitor – è stata identica su tutte le testate fino al pomeriggio inoltrato, con minime differenze di angolazione. In Italia erano in primo piano quella de La Repubblica e La Stampa. Una simile proliferazione ha fatto pensare che, se solo fosse stato possibile, i cronisti avrebbero volentieri piazzato l’occhio della telecamera davanti alla porta della sala parto, per non dire altrove.

Il caso The SunIl tabloid britannico è forse quello che non si è fatto mancare niente. Non solo è stato il primo ad avere contemporaneamente il live blog e la diretta streaming sul sito, ma il giorno dopo è uscito con una testata speciale. The Son (“il figlio”) al posto di The Sun (“il sole”).

The Son / The Sun

The Sun ha cambiato testata per un giorno anche nell’edizione online

C’è da chiedersi in quale altra occasione potrebbero fare una scelta del genere. The San e The Sen non fanno significato. L’unica altra possibilità è The Sin (“il peccato”). Ma insomma non meniamo gramo.

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