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«Ehi tesoro, fammi un fischio quando sei pronta a essere messa al tuo posto». Bastano meno di 140 caratteri per una minaccia di stupro. Lei ne ha ricevute 50 all’ora per due giorni, la maggior parte molto più esplicite.

Il bersaglio dei tweet minatori è Caroline Criado-Perez, giornalista freelance e attivista per i diritti delle donne, co-fondatrice dei blog femministi the Women’s Room e Week Woman e capofila della campagna per inserire il volto di Jane Austen nella prossima versione della banconota da dieci sterline. Una battaglia che Criado-Perez ha vinto il 24 luglio – quando la Bank of England ha annunciato che stamperà i nuovi dieci pounds con il volto della scrittrice al posto di Charles Darwin – ma al prezzo di ripetute minacce anonime di stupro e morte sul suo profilo Twitter da 23mila followers.

Caroline Criado-Perez

La giornalista non si è fatta intimidire e ha segnalato la situazione a un dirigente di Twitter, Mark S. Luckie. Qual è stata la risposta del Manager of journalism and news? Di rendere privato il profilo. La possibile soluzione non è piaciuta a una larga fetta di deputate e altre figure della vita pubblica inglese, che hanno minacciato di chiudere il proprio account dando luogo a un vero e proprio boicottaggio del social network.

La ministra ombra agli Interni Yvette Cooper ha scritto a Twitter definendo pubblicamente «inadeguata» la sua risposta all’attivista Criado-Perez. Nel frattempo la petizione lanciata su Change.org che chiede l’inserimento su Twitter di un bottone per la segnalazione delle minacce è arrivata a centomila firme. Il popolare servizio di microblogging è dovuto correre ai ripari, promettendo l’inserimento di un tasto anti-abusi.

Caroline-Criado-Perez-Rape-Threats

Due tweet di minaccia ricevuti da @CCriadoPerez

L’approccio di Criado-Perez ai messaggi violenti ricevuti via web è chiaro: combatterli a viso aperto e con i mezzi legali. «Let’s start feeding the trolls», ha scritto sul suo blog su NewStatesman, ribaltando il consiglio generico della Rete a non dare corda ai troll – gli utenti molesti – nella speranza che la smettano da soli.

Ma il bottone anti-abusi è stato anche criticato. Sul Telegraph, ad esempio, si invita a considerare i potenziali rischi di un sistema autonomo di protezione degli account. Un conto è decidere “Io queste cose non voglio leggerle”, come permette di fare l’attuale sistema di blocco degli utenti di Twitter. Altra storia è stabilire “Tu le mie cose non le leggi”. Rischi di censura? Meschine vendette personali? Fraintendimenti?

L’equilibrio tra libertà di espressione e diritto a non essere importunati è particolarmente difficile sulla Rete. Ma i casi di Criado-Perez e in Italia della Presidente della Camera Laura Boldrini e dalla ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge, che hanno ricevuto analoghe minacce di stupro, dimostrano una cosa: che il diritto a non essere importunate sul web è il più difficile da riaffermare. E il più urgente.

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