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DalmataTutto è cominciato con una macchia rossa alla base del collo. Lunga cinque centimetri e larga tre, di forma ovale. Un’abrasione da niente, ho pensato. Una cosetta allergica. Magari mi sono grattata. E che sarà mai.

E infatti. Dopo qualche giorno «la macchia madre» (perché di questo si trattava, di un malvagio incubatore, di un presagio malefico, di un inesorabile avamposto di maculata sventura) è sparita. Sostituita da una cinquantina di macchie più piccole, diffuse sul petto, sulla pancia e ai lati della schiena.

Niente di grave, per carità. La diagnosi indica un evento dermatologico comune, innocuo, non contagioso, che insorge per ragioni misteriose e dopo qualche settimana guarisce da solo (questo, per i dermatologi ansiosi). Consoliamoci: a Don Rodrigo è andata molto peggio.

Sì, benissimo. Però intanto le macchie ci sono e io me le tengo, pensa l’ansioso. Che a questo punto comincia a farsi delle domande e darsi delle risposte, secondo la ben nota pratica delle Seghe Mentali©, modalità Ipocondria™.

E se si moltiplicano? Si stanno effettivamente moltiplicando.

E se diventano più scure? Stanno effettivamente diventando rosso scuro.

E se cominciano a prudere? Potrebbero, certo («A quel punto ci sono due possibilità: o guarisci o muori», interviene una voce sadica).

E se tutte queste macchie fossero un sintomo di qualcosa di molto, molto più grave? Ma certamente. Dal vaiolo alla sifilide, dalla varicella alla dissolutezza morale, le macchie sono sempre la chiara manifestazione che qualcosa non va. Qual è la punizione che Laclos influgge alla perversa Marchesa de Merteuil nel romanzo Le relazioni pericolose? Le macchie che sfigurano il suo bel viso. È una correlazione che risale fino all’Ottavo Secolo, quando la filosofia cristiano-scolastica definiva il peccato macula moralis. Addirittura.

«Quante storie per due macchioline!», prorompe il razionale di turno. «Rilassati. Vanno via da sole. Guardiamoci un film».

Ma certo.

Cabin Fever?

La macchia umana?

Il celebre documentario girato nel 1994 da Gisella Pagano e dedicato alla corrente artistica dei Macchiaioli?

La carica dei 101?

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