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A proposito di giornalismo televisivo. La regola numero uno? Guardare sempre la telecamera. La regola numero due? Guardare sempre la telecamera. La regola numero tre? Perché perdi tempo con le regole e non guardi la telecamera?

Stand-up giornalista

Giornalista televisiva alla prova: l’importante è parlare e non guardare altrove

Essere spontanei davanti al macchinario non è così semplice. Ma in caso di stand-up (cioè quando si viene inquadrati in piedi con il microfono in mano) bisogna abituarsi, perché altrimenti succede una cosa. Se chi parla in camera occhieggia intorno e sposta lo sguardo di qua e di là, l’effetto sullo spettatore è uno e uno solo: un’ansia pazzesca. A chi sta dall’altra parte del video sembra che il giornalista stia per essere aggredito da un momento all’altro, che gli stia per cadere in testa un macigno, che proprio di fronte a lui sia in corso un rapimento e simili. Anche lo spettatore – per curioso meccanismo di realismo meta-televisivo, una cosa assimilabile alla rottura della Quarta Parete a teatro – comincia a guardarsi intorno e a sentirsi in ansia, e magari ad aspettarsi una frana rotolante venuta da chissà dove pronta a impattare il divano di casa.

Curiosi, vero, certi pensieri d’impulso?

La situazione peggiore per il giornalista è la diretta televisiva dai luoghi di conflitto o durante una manifestazione di piazza. Per quanto sia difficile, ricordiamoci di guardare sempre la telecamera (e di sorridere). Ai nostri telespettatori manca soltanto l’ansia di sentirsi invadere il salotto dai manifestanti, pronti a travolgere il malcapitato reporter e l’ancor più malcapitato divano.

Un esempio di stand-up dove la giornalista non guarda in camera. La sentite la fitta d’ansia mentre si volta ad indicare il furgone? Per ben due volte! Temeva di essere investita, eh? Ma il balzo all’indietro per metterci al riparo lo facciamo anche noi.

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