Da semplice prurito a ritorno del vaiolo, ovvero come l’Ansioso reagisce alle macchie della pelle

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DalmataTutto è cominciato con una macchia rossa alla base del collo. Lunga cinque centimetri e larga tre, di forma ovale. Un’abrasione da niente, ho pensato. Una cosetta allergica. Magari mi sono grattata. E che sarà mai.

E infatti. Dopo qualche giorno «la macchia madre» (perché di questo si trattava, di un malvagio incubatore, di un presagio malefico, di un inesorabile avamposto di maculata sventura) è sparita. Sostituita da una cinquantina di macchie più piccole, diffuse sul petto, sulla pancia e ai lati della schiena.

Niente di grave, per carità. La diagnosi indica un evento dermatologico comune, innocuo, non contagioso, che insorge per ragioni misteriose e dopo qualche settimana guarisce da solo (questo, per i dermatologi ansiosi). Consoliamoci: a Don Rodrigo è andata molto peggio.

Sì, benissimo. Però intanto le macchie ci sono e io me le tengo, pensa l’ansioso. Che a questo punto comincia a farsi delle domande e darsi delle risposte, secondo la ben nota pratica delle Seghe Mentali©, modalità Ipocondria™.

E se si moltiplicano? Si stanno effettivamente moltiplicando.

E se diventano più scure? Stanno effettivamente diventando rosso scuro.

E se cominciano a prudere? Potrebbero, certo («A quel punto ci sono due possibilità: o guarisci o muori», interviene una voce sadica).

E se tutte queste macchie fossero un sintomo di qualcosa di molto, molto più grave? Ma certamente. Dal vaiolo alla sifilide, dalla varicella alla dissolutezza morale, le macchie sono sempre la chiara manifestazione che qualcosa non va. Qual è la punizione che Laclos influgge alla perversa Marchesa de Merteuil nel romanzo Le relazioni pericolose? Le macchie che sfigurano il suo bel viso. È una correlazione che risale fino all’Ottavo Secolo, quando la filosofia cristiano-scolastica definiva il peccato macula moralis. Addirittura.

«Quante storie per due macchioline!», prorompe il razionale di turno. «Rilassati. Vanno via da sole. Guardiamoci un film».

Ma certo.

Cabin Fever?

La macchia umana?

Il celebre documentario girato nel 1994 da Gisella Pagano e dedicato alla corrente artistica dei Macchiaioli?

La carica dei 101?

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Le 4 migliori battute sull’ansia di Lucy in The Big Bang Theory

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“Non puoi parlare di ansia sociale a uno che soffre di ansia sociale. Lo rendi, non so… Socialmente ansioso!

E’ con queste parole che Raj rimprovera l’amica Amy. La sua colpa? Aver menzionato l’ansia sociale di fronte a una persona che soffre di ansia sociale. La persona in questione è Lucy, uno dei personaggi più divertenti della serie televisiva The Big Bang Theory.

lucy e Raj durante uno dei loro primi appuntamenti.

Lucy e Raj durante uno dei loro primi appuntamenti.

Timida in modo patologico, Lucy ha l’abitudine di chiudersi in bagno ogni volta che si sente a disagio in presenza di sconosciuti. Le persone nuove la spaventano, ma lei, consapevole delle sue difficoltà, cerca comunque di avere una vita sociale. In una di queste occasioni conosce Raj, alla festa di San Valentino per single organizzata in un negozio di fumetti.

– Il primo appuntamento di Ray e Lucy? In biblioteca. Perché lei “si sente in imbarazzo nelle occasioni sociali”, spiega Raj a uno sconosciuto avventore.

Le battute di Lucy faranno sicuramente sorridere i miei venticinque ansiosi lettori.

  • Ray: Voglio sapere tutto su di te!
  • Lucy: Devo andare in bagno! (Stagione 6, Puntata 17)

 

  • (Rivolta a Raj) Ti stai comportando in modo strano. E io sono piuttosto strana, quindi penso di sapere di che cosa sto parlando (Stagione 6, Puntata 21)

 

  • Sto cercando di forzarmi a fare cose che mi spaventano. Ad esempio, dire alla donna che mi taglia i capelli che non mi piace la frangetta (Stagione 6, Puntata 23)

 

  • (Considerando l’idea di partecipare a una festa con gli amici di Raj) Sei sconosciuti? È un sacco di pressione, tutti che mi fissano, che mi fanno domande personali, tipo “Cosa fai nella vita?”, “Da dove vieni?”, “Perché ti sei chiusa a chiave in bagno?” (Stagione 6, Puntata 24)

Ecco come parla il vero Christian Grey

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50 Sfumature

Gli attori Jamie Dornan e Dakota Johnson nei panni di Christian e Ana, protagonisti del film “Cinquanta sfumature di grigio”, nelle sale da oggi (immagine presa da grazia.it)

Oggi – 12 febbraio – esce nelle sale 50 sfumature di grigio, con Dakota Johnson e Jamie Dornan. Il film, tratto dal primo libro della trilogia di E. L. James, racconta di come la vergine studentessa Anastasia Steele, 21 anni, appassionata di prime edizioni settecentesche e calzettoni di cotone, trasformi in un tenero amante l’imprenditore miliardario e sessualmente perverso Christian Grey, 27 anni, maniaco del controllo, imperatore dei sensi, collezionista di frustini e proprietario di un elicottero chiamato Charlie Tango.

Una storia assolutamente credibile, contraddistinta da un delicato e solo apparentemente impudico realismo, peraltro immune da clichés, cadute di stile o particolari ridicoli. Esatto, Charlie Tango.

A beneficio di quanti sono in ansia per l’uscita del film – non fate i vaghi, miei venticinque ansiosi lettori: so per certo che alcuni di voi lo sono – l’Ansiosa autrice di questo blog ha pensato di raccogliere per voi alcune frasi pronunciate da Christian Grey nel romanzo. Scopo dell’operazione è:

  • Intrattenere e informare la fascia di pubblico impaziente di andare a vedere il film;
  • Aggiungere materiale al dibattito Christian Grey è uno stalker? (qui i particolari) e alle prime autorevoli stroncature del film (qui i particolari)
  • Smontare l’ansia generale per l’uscita del film, dimostrando che pellicola, libri e in generale l’intero fenomeno delle Sfumature potrebbero essere – e dico potrebbero – una boiata pazzesca.

Ecco dunque in che modo l’ombroso e affascinante Christian Grey si rivolge ad Anastasia.

– Mangia.

– Devi mangiare.

– Qualcosa da mangiare?

– Certo che mangerai qualcosa.

– Mangerai lo stesso.

– Non hai mangiato molto.

– Non intendi mangiare altro?

– Anastasia, dovresti sempre leggere tutto prima di firmare.

– Ti sei lavata i denti?

– Vai a letto.

– Fai colazione (cfr. frase numero uno e segg.)

– Hai il tagliando del parcheggio?

– Hai una giacca?

– Hai preso la pillola?

Anastasia “Megafono” Steele, del resto, non ha la forza per opporsi a simili attenzioni. Le sue capacità di analisi sono le seguenti:

– Perché dovrei fare una cosa del genere?
– Per compiacermi.
“Compiacerlo! Vuole che io lo compiaccia!”

– Una delle amiche di mia madre mi ha sedotto quando avevo quindici anni.
“Accidenti! Era giovanissimo!”

– Il mio account personale?
– Il suo nuovo indirizzo di posta elettronica.
“Ho un indirizzo di posta elettronica?”

– Ti fidi di me, Ana?
“Ana!”

– Desidera fare colazione, signora?
“Signora!”

– Allora, Ana…parlami di quest’uomo che ti fa girare la testa.
“Girare la testa!”

– Non perdere tempo con la doccia, possiamo farla dopo.
“Possiamo!”

Il meglio viene nella sequenza in cui lui, bontà sua, la porta a fare un giro in aliante. Quando Christian accosta davanti a un grosso edificio bianco con un cartello che dice Circolo volovelistico di Brunswick, la poveretta è sopraffatta:
“Aliante! Andremo in aliante! Accidenti…l’aliante!”

In attesa dietro di loro c’è un uomo, accompagnato da Taylor.
“Taylor!”

– Per prima cosa, dovete infilarvi il paracadute.
“Il paracadute!”

Chiaramente estasiata dall’esperienza, appena atterrati Anastasia si preoccupa del velivolo.

– E l’aliante?

Ma Mr. Grey è già proiettato in avanti, vittima della sua ossessione principale:

– Ora andiamo a mangiare.

E Anastasia, con un sorprendente scarto verbale per le sue fin qui dimostrate capacità di riformulazione, esulta:

“Cibo!”

Ansia per l’intervista di lavoro via Skype

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Non è semplice neanche di persona. Figuriamoci davanti a un computer. Sostenere un’intervista professionale via Skype può essere una dura prova. L’Ansiosa autrice di questo blog, aggiunta questa nuova esperienza al suo personale portfolio di esperienze nevrotizzanti, non esita ad esaminarla a beneficio dei suoi 25 lettori in ansiosa ricerca di lavoro.

Skype Calls

Cominciamo subito con le cose utili. Questo articolo, pubblicato sul sito del Georgia Institute of Technology, riassume in modo serio e sintetico i consigli più scontati per l’occasione. In altre parole, siate puntuali (occhio al fuso orario, se c’è, ndr), assicuratevi che la connessione Internet regga, e soprattutto prestate attenzione alla scenografia. Se la webcam inquadrerà una parete verdina, non indossate un maglione viola.

Ma questi consigli sono quelli che accetterebbe una persona normale, normalmente ansiosa. L’Ansiosa autrice di questo blog sa che un ansioso di professione, messo di fronte al fatidico appuntamento, farà quanto segue:

1) Si alzerà dalle dieci alle dodici ore prima dell’orario concordato, pensando ommioddio ho perso il computer (credetemi, io l’ho fatto);

2) Controllerà la sua personale lista di password, pensando ommioddio ho perso la password (ricordate l’ansia da password?)

3) “Ah, ecco la password. Ma il nome utente? Era @Nome_Cognome o @Cognome_Nome? O magari @nomecognome? Ommioddio ho perso il nome utente“.

4) “No, ecco, ho il nome utente. Meglio connettersi subito, anche se mancano ancora nove ore. Metti che quello arriva e non mi trova”.

5) “E se la connessione frana durante l’intervista perché mi sono connesso troppo prima?”

6) “No, che sciocchezza. Non può mica succedere che la connessione frani così, perché le va. Non ho mica un contratto a ore. Ho pagato l’ADSL, che diamine”

7) “Ho pagato l’ADSL?”

8) “Bene. Ho pagato l’ADSL, ho le cuffie in testa e tutto va bene. Forse è meglio che mi faccia un caffè”.

9) L’ansioso si alza e va a farsi un caffè. Lontano dalla postazione, senza il conforto di controllare ogni 15 secondi che non ci siano problemi tecnici, preda facile dell’ansia da prestazione, il nostro ansioso candidato al posto di lavoro sarà assalito da un pensiero molesto: il computer, funziona ancora?

10) A questo punto la catena ricomincia invariata dal punto 2. Sempre più frenetica man mano che l’orario dell’intervista si avvicina e le dosi di caffeina aumentano.

Nota personale. All’Ansiosa autrice del blog è arrivata una richiesta di contatto su Skype esattamente 10 minuti prima dell’orario dell’appuntamento, da parte di tale madcat2222. E ha passato dieci minuti folli chiedendosi se a condurre la sua intervista sarebbe stato un gatto matto. Fortunatamente, non era questo il caso.

AnsiaNews 2.0, ovvero l’ansioso ritorno del blog

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Cari venticinque ansiosi lettori ancora in ascolto,

Avete presente l’articolo qui sotto, intitolato Come curare l’ansia. Il post definitivo e pubblicato quasi dieci mesi fa? Sperando che in tutto questo tempo ne abbiate tratto il massimo beneficio, e senza sconfessare una parola di quanto scritto lì dentro, siamo pronti ad andare oltre. La cura definitiva per l’ansia ha retto meno di dieci mesi. In altre parole: l’Ansioso blog, vale a dire AnsiaNews, torna in pista a partire da oggi più ansioso che mai.

Alcune cose cambieranno, altre resteranno le stesse. Rubriche, tono e argomento del blog saranno quelli che avete imparato a conoscere negli ultimi tre anni. Cambierà forse la frequenza di aggiornamento, che nel peggiore dei casi scenderà a un post alla settimana. Per il resto tutti qui, ansiosi come al solito.

Lucy Van Pelt

The doctor is in. AnsiaNews is back

L’Ansiosa autrice di questo blog in questi ultimi mesi si è confrontata con una delle sue ansie peggiori in assoluto, cioè imparare bene l’inglese. Ha usato la tecnica imparata su AnsiaNews. “Sono in ansia? Ci faccio un blog”, dopotutto, aveva funzionato alla grande; bastava cambiarlo in “Non so l’inglese? Ci faccio un blog”. Così è nato Lucy’s English, alias the other blog dell’Ansiosa autrice di questo blog, dove i miei venticinque ansiosi lettori saranno sempre i benvenuti. Se avete voglia di darci un’occhiata, troverete consigli e approfondimenti su come imparare bene l’inglese. Ovviamente in inglese.

AnsiaNews e Lucy’s English andranno avanti in parallelo. Qui su AnsiaNews ci riferiremo ogni tanto a Lucy’s English, magari chiamandolo The Anxious Blog o The Other Blog. Di qua e di là, un po’ in inglese e un po’ in italiano, spero che i miei lettori continueranno a seguirmi con la pazienza e l’entusiasmo che hanno dimostrato in questi dieci mesi di interruzione.

Lo so che ci siete. Ho le statistiche davanti. Lo so che siete rimasti.

E vi ringrazio per questo.

Come curare l’ansia. Il post definitivo

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Miei cari venticinque ansiosi lettori,

Questo non è un addio, e nemmeno un arrivederci. AnsiaNews resterà il vostro blog ansioso preferito ancora per molto tempo. Ma quando c’è un cambiamento bisogna prenderne atto. E in questi ultimi mesi l’Ansiosa autrice di questo blog crede di avere raggiunto un risultato.

Una consapevolezza. L’ansia si può sconfiggere. Il segreto è rimanere concentrati su quello che si sa fare, su quello che si è già dimostrato di sapere fare bene, e affrontare i problemi di petto. Non esiste una pozione magica. Esistono però degli ingredienti neanche troppo difficili da trovare.

Realismo. “I fatti separati dalle opinioni”. La regola d’oro del giornalismo anglosassone è anche un ottimo antidoto per l’ansia. Niente pensieri incontrollati. Attenetevi alla realtà, perdiana.

Pulp Fiction

«Questa è una merdosissima realtà della vita, ma è una realtà della vita davanti alla quale il tuo culo deve essere realista». Dal film “Pulp Fiction” (1994)

Fiducia. Siate persone forti. Non permettete che le vostre debolezze prendano il controllo di voi.

Little Miss Sunshine

«Lo sai cos’è un perdente? Un perdente è uno che ha così tanta paura di non vincere che neanche ci prova». Dal film “Little Miss Sunshine” (2006)

Restate concentrati su quello che volete, miei venticinque ansiosi lettori. Domandatevi sempre: “Che cosa voglio ottenere da questa situazione, da questa persona? Quale potrebbe essere il beneficio per me? Qual è il modo migliore per ottenerlo?”. E ottenetelo. Non fermatevi finché non avrete avuto ciò che volevate, e al diavolo il resto. Ciò che conta siete voi.

Violet Beauregarde

«Occhi sul premio, Violetta. Occhi sul premio». Dal film “La fabbrica di cioccolato” (2005)

E abbiate coscienza delle vostre capacità. Non permettete a nessuno di provare a smontarvi. Non date a nessuno le armi per farlo. E se qualcuno ci prova, piallatelo.

Million Dollar Baby

«A Maggie piaceva stenderle tutte al primo round». Dal film “Million Dollar Baby” (2004)

La prossima volta che l’ansia proverà a tormentarvi, sbattetele la porta in faccia.

Basta paura. Basta insicurezze.

Prima nota finale. Come forse alcuni di voi ricorderanno, AnsiaNews è nato nell’ottobre del 2012 su precisa richiesta di uno dei tutor della Scuola di giornalismo Tobagi. «Ogni giornalista che si rispetti deve avere un blog», si diceva. E chi non ha un blog, oggigiorno? AnsiaNews è stato quindi portato avanti in parallelo a due anni matti e disperatissimi, oggi arrivati all’ultimo giorno. Che non è un capolinea. Piuttosto una svolta.

Selfie Tobagi

Ultimo giorno di scuola: un tempo i gavettoni, oggi il selfie di gruppo.

Seconda nota finale. Questo post non sarebbe stato possibile senza Francesco. Lui sa chi è, e perché.

Milano in ansia per Expo 2015. Ma anche no

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Cominciamo questo post mettendo in fila alcune dichiarazioni.

«Expo? Un’occasione unica per dare impulso a Milano, città fondata sull’economia della conoscenza» (Gianfelice Rocca – Presidente di Assolombarda)

«Expo? Ci aspettiamo che sia un banco di prova per la coordinazione tra istituzioni e un lancio anche per la città metropolitana. Non escludo dei progetti di Summer school o di master per i volontari» (Cristina Messa – Rettore dell’Università Milano Bicocca)

«Expo? Siamo in orario» (Roberto Maroni – Presidente della Lombardia)

Incontro su Expo - Fondazione Corriere

I Rettori di Statale, Bicocca e Bocconi a uno degli incontri del ciclo “Milano città di Expo” alla Fondazione Corriere della Sera

Mancano 436 giorni all’Esposizione Universale di Milano, in programma dal 1 maggio al 31 ottobre 2015. Quattordici mesi e mezzo. Poco più di un anno. Sulle reti Rai ha già cominciato a girare uno spot, peraltro criticato, basato sul concetto che quando si parla di cibo, nessuno è bravo come gli italiani.

La cronaca locale di Milano un giorno sì e uno no parla di Expo. Dalla mappa 3D della città alle polemiche sull’ascensore del Duomo.

L’area che accoglierà l’evento si trova in zona Rho-Pero, non lontano dal carcere di Bollate. L’Ansiosa autrice di questo blog ha avuto modo di passare in macchina davanti al cantiere nei giorni scorsi, e quello che ha visto nella zona che a breve dovrebbe ospitare 142 Paesi, 60 padiglioni e 20 milioni di visitatori è più o meno questo:

Lego City: auto ribaltabile

Lego City: auto ribaltabile. Età 5-12, 30 euro su Amazon.

#NotiziaAnsia del mese: Gennaio 2014, vince l’Huffington Post

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Una nuova categoria arricchisce da oggi la già variegata classificazione teorica dei post di AnsiaNews: la #NotiziaAnsia del Mese. Durante il 2014, per un totale di dodici volte all’anno, l’Ansiosa autrice di questo blog sceglierà la notizia di cronaca, costume, scienza, esteri o perché no, spettacoli, con il più alto potenziale d’ansia per i suoi lettori. In caso di parità si andrà al ballottaggio: la notizia che otterrà il 37 per cento dei voti otterrà il premio di maggioranza e quindi la vittoria, come stabilito dalle nuove regole.

Su il sipario. Si comincia.

L’infografica intitolata «Dormire poco. Gli effetti sulla salute della mancanza di sonno: memoria, obesità, infarto e minore fertilità», pubblicata da Huffington Post Italia il 13 gennaio 2014, è la #NotiziaAnsia del mese. L’articolo è ricco di dati. Un esempio? Dormire meno di sei ore a notte aumenta il rischio d’infarto del 400 per cento. Al di là della lunga lista di guai riportata nel pezzo, a sancire la vittoria del prestigioso riconoscimento è stata l’inquietante infografica, che riportiamo qui sotto per intero, e l’ancor più inquietante fotografia al centro.

Mancanza di sonno

Infografica di Alissa Scheller per Huffington Post

Un retroscena. L’Ansiosa autrice di questo blog, come i suoi venticinque ansiosi lettori ben sanno, aggiorna il medesimo agli orari più strani. In genere in piena notte, come adesso. Primo, perché leggere e scrivere di notte le è sempre piaciuto. Secondo, perché ha un bioritmo nottambulo. Terzo, perché oltre che Ansiosa autrice di questo blog è anche una Giornalista sedicente tale, e quindi abituata a ritardare il picco della sua attività alla tarda giornata (in altre parole, alle 10 del mattino è uno zombi).

Ecco. Immaginate l’effetto dell’infografica qui sopra su una persona del genere. Quale poteva essere? L’invenzione della #NotiziaAnsia del mese, appunto.

 

Ansie da Dropbox

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Dropbox

Lo slogan sulla schermata iniziale di Dropbox recita: “I tuoi file sempre con te”. Siamo sicuri?

Il cloud computing è una grande invenzione per il resto del mondo, ma una inesauribile fonte di stress per chi – come la maggior parte delle persone ansiose – tende a preferire agglomerati di atomi fisicamente tangibili come faldoni di carta stampata, cd da infilare nell’impianto stereo e il caro vecchio malloppo sotto il materasso.

La Nuvola è senz’altro comoda. Documenti e foto quando e dove vuoi tu, solo grazie a una connessione a Internet. Uno si registra su Dropbox, ci mette i suoi file, si disconnette. Poi va in Guatemala, torna su Dropbox, mette la password e voilà: ecco il testo come lo aveva lasciato.

Però. Un aspetto non lascia dormire tranquilli. Se l’Ansiosa autrice di questo blog copia un suo articolo nella chiavetta USB, vivrà nell’ansia di perdere la chiavetta USB, ma sarà sicura che là dentro – in una qualche forma e dopo molti controlli – il suo articolo ci sarà.

Dropbox invece scatena una serie di ansie. Tanto per cominciare:

1) Avrò fatto abbastanza backup?

Nonostante la latente sensazione di diffidenza nei confronti di Dropbox, cancellare qualcosa da Dropbox dà la sensazione di cancellarla dal mondo intero per l’eternità. Quindi prima di farlo si tende a scaricare ossessivamente quel file e a salvarlo ovunque: sul desktop, in un hard disk esterno, nella cartella Backup, nella cartella Backup di riserva, nella cartella Backup d’emergenza e nella ben nota cartella Backup Nonsisamai.

2) E se lui, lei o loro cancellano le mie cose?

Domanda che attanaglia in caso di cartelle condivise. In questo caso alla latente sensazione di diffidenza nei confronti di Dropbox si aggiunge il latente sospetto di inaffidabilità nei confronti dell’essere umano in genere. La soluzione è creare, oltre a tutte le altre, la cartella Backup dei backup.

Ma il problema vero è un altro. Il problema della Nuvola e di qualunque servizio preceduto dal prefisso Cloud. E cioè:

3) DOVE STANNO I FILE?

Certo, sulla Nuvola. Ma la Nuvola, esattamente… Dov’è?

Breve dizionario pisano-milanese e milanese-pisano

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Schiacciata

Perfino Google sa cos’è una “schiacciata”

«Un panzerotto pomodoro e mozzarella e un pezzo di schiacciata alle olive, per favore».
«Scusi?»
«La schiacciata alle olive, sì insomma… quella… lì…»
«La focaccia?»
«Ah»
«Non si preoccupi – concede con grazia la commessa della panetteria all’Ansiosa autrice di questo blog – È comunque corretto chiamarla schiacciata»

Forno Luini, due del pomeriggio. Le persone in fila fissano i panzerotti caldi dietro il banco mentre l’Ansiosa autrice di questo blog resta impalata davanti a una commessa giapponese che a pochi passi dalla Madunina esita ad esaudire al volo la sua legittima richiesta di «schiacciata».

Una piccola incomprensione linguistica, si dirà. Una curiosità lessicale, che quella che a Pisa si chiama «schiacciata» a Milano sia per tutti la «focaccia».

Peccato che la cliente di quel panificio fosse non solo ansiosa. Ma anche toscana. L’Ansia per essere Quella che ritarda la coda – di gente a stomaco vuoto, per giunta! – non è stata niente, niente, in confronto alla voglia di prendere a «bordate» (milanese per «schiaffi», toscano «ceffoni») l’impertinente parvenue nipponica imbevuta di cultura longobarda.

Scopo di questo post è quindi combattere l’Ansia di non farsi capire nella propria lingua grazie a un pratico vademecum illustrato pisano-milanese e milanese-pisano. Si perdonerà la settorialità della soluzione adottata, ma del resto le conoscenze linguistiche dell’Ansiosa autrice di questo blog, fatta esclusione di sporadiche influenze paterno-materane e materno-pesciatine, sono quelle che sono: Pisano lingua madre e Milanese L2.

Dizionario milanese

Cominciamo.

A MILANO SI DICE…

Autobus
E fin qui niente di strano, ma una pisana che ha fatto le superiori in via Benedetto Croce e conosce bene la calca delle 13.10 sui mezzi pubblici potrebbe lasciarsi sfuggire un improvvido «vado a prendere il pullman». Pessima idea, in quel di Milano. Sarete automaticamente bollati come provinciali, o nella migliore delle ipotesi come “gente di fuori”.
Per la cronaca. Gli autobus a Milano sono di genere femminile. La dizione corretta è «vado a prendere la 54» o «la 12 è in ritardo». Se dite «il 15 è in ritardo» state parlando del tram. E comunque i veri milanesi si muovono in metro #sapevatelo

Cornetti
No, non quelli che si mangiano a colazione con il cappuccino. Sono gli ortaggi che Pisa (e il resto del mondo civilizzato) chiama “fagiolini”.

Fagiolini

A scanso di equivoci. A Milano i “cornetti” sono proprio questi

Focaccia
Quella salata e senza pomodoro che a Pisa viene abbreviata in «schiaccia» e si mangia a grandi morsi a metà mattina.

Salatini
Sono i “rustici”.

Frolla
Il Salza locale chiama così le paste a base di pastafrolla tipo biscotti e crostatine alla marmellata. Al momento di chiedere lo scontrino, sempre prima della consumazione, dite con nonchalance «una frolla e un marocchino, per favore» e nessuno avrà nulla da obiettare.

La bigiata
Il pisano «bucare» o «fare buco» il giorno del compito di matematica per nascondersi alla Tazza d’Oro a leggere Il manifesto.

Lavello
Si trova in cucina, non in bagno: il nostro «acquaio».

Tapparella
La tira giù il negoziante a fine giornata. Ma provi un milanese a chiedere in un qualunque negozio in Corso Italia a che ora tirano giù la tapparella. A Pisa si parla di «serranda».

Ometto
Questa è strana. La gruccia appendiabiti.

Gruccia

Che pressa!
Che stress, i miei mi rompono.

La budria
Il «buzzo». Cioè la pancetta. Vale anche come metonimia. «Che budria!», ridacchia la ragazza a passeggio in corso Buenos Aires al passaggio di un’altra lei un bel po’ sovrappeso.

Qualche suggerimento generale per il Pisano a Milano. L’intramontabile «che casino» va sempre bene. Nel dubbio, parlate di ciò che Pisa e Milano hanno in comune (essenzialmente pioggia e zanzare). Il giorno che all’ora di pranzo vi domanderanno se avete la «schiscetta» – il pranzo portato da casa – e la sera vi chiederanno se vi va uno spritz, saprete di essere effettivamente entrati nel giro. Lo stesso che a Pisa si ritrova al Pappafico d’estate e al Millibar d’inverno.

Se poi qualche pisano volesse sapere cosa succede a Milano città, dia un’occhiata al blog DoMino. L’autrice è Silvia Morosi: amica, collega e fidata interprete dal meneghino dell’Ansiosa autrice di questo blog.